La Business Continuity è definita come la capacità di un’organizzazione di continuare a lavorare a fronte di eventi avversi; il piano di business continuity consente di riprendere le attività con tempi e costi ridotti, ma in genere viene adottato solo in settori critici con stretta dipendenza dall’IT.

Tuttavia, a tutte le tipologie di aziende può capitare un evento dalle conseguenze disastrose. Ad esempio, ho già parlato della gestione della BC nel settore alimentare nell’articolo Business continuity nel settore alimentare.

Allora, perché applicare i metodi della business continuity solo agli ambiti IT?

E perché pianificare prendendo in considerazione solo eventi catastrofici?

Un paio di anni fa ho assunto l’incarico di gestire un progetto di consulenza su Business Continuity e Disaster Recovery presso un cliente; si trattava di integrare l’esistente piano di disaster recovery, per gestire gli eventuali disastri che avrebbero potuto colpire l’Azienda.

Passammo giornate a ragionare sugli eventi calamitosi più catastrofici, valutandone probabilità ed impatto sui processi aziendali critici, ma facendo molta fatica ad immaginare in quale modo si sarebbero potute gestire simili sciagure nell’ottica della ripresa delle attività aziendali.

Finché, un giorno di giugno, mi accadde una cosa inaspettata: il mio trolley, in giacenza al deposito bagagli dell’hotel dove alloggiavo, venne erroneamente prelevato da un’agenzia di cicloturismo insieme ai bagagli del tour.

Sul momento, com’è naturale, rimasi non poco contrariata: contattato telefonicamente dall’hotel, il tour operator comunicò di aver già trasferito tutti i bagagli presso la successiva tappa del tour, a circa 200 km di distanza. Impossibile recuperare il trolley in giornata, considerato che erano già le 18.

Per di più, se avessi aspettato, avrei rischiato di perdere il treno che doveva condurmi a Verona, dove avrei pernottato per poter prendere l’aereo alle 7 del mattino successivo.

Che fare? Dovevo decidere velocemente: avevo con me soldi, documenti di identità e di viaggio ed il mio inseparabile PC portatile; avrei avuto qualche disagio a pernottare fuori, ma tutto sommato entro mezzogiorno del giorno dopo sarei stata a casa; non c’era nulla nel trolley di cui non potessi fare a meno per un paio di giorni, giusto il tempo nel quale mi sarebbe stato riconsegnato direttamente a destinazione, e avrei potuto chiedere spazzolino e dentifricio in hotel.

Così decisi di partire.

Inaspettatamente, mi ritrovai ad essere contenta di non dover trascinare il fido bagaglio su e giù per le scale della stazione e del treno; ma, soprattutto, ripensai ad un viaggio in Bretagna di qualche anno prima, con le amiche di tante avventure, durante il quale dovetti arrangiarmi con il minimo di effetti personali che previdentemente avevo portato nello zainetto, poiché il bagaglio mi aspettò paziente all’aeroporto di Bruxelles durante tutti i 12 giorni di scatenato on-the-road per le strade di Francia.

All’improvviso mi venne in mente che, in fin dei conti, per quelle 12 giornate avevo vissuto quello stato di “operatività in emergenza” di cui proprio quella mattina avevamo parlato per il nostro progetto di business continuity: dopo aver subìto un evento avverso, che aveva rischiato di compromettere il viaggio, mi ero riorganizzata con una dotazione minima (in parte acquistata, in parte in prestito dalle compagne di viaggio) che mi aveva consentito di “sopravvivere” fino al momento del recupero delle mie cose.

Questa analogia mi fece improvvisamente comprendere il significato profondo della “Continuità operativa”: in fin dei conti, la maggior parte degli eventi che possono causare danni rilevanti alle organizzazioni non sono catastrofi. Può essere sufficiente la rottura di un hard disk, un blackout improvviso, uno sciopero, l’influenza, allo stesso modo in cui nella vita di tutti i giorni perdere le chiavi o rompere gli occhiali è un piccolo disastro che crea grandi disagi.

Allora, forse, anche la prevenzione e la mitigazione di questi disastri “ordinari” possono richiedere misure semplici e poco onerose, come tenere in auto un paio di occhiali di riserva oppure portare lo spazzolino e un ricambio di biancheria nel bagaglio a mano.

Ragionando nei termini di questa analogia, mi è stato possibile portare una prospettiva differente e più realistica nel progetto ed oggi sono convinta che poche ed economiche misure, ben pensate,  possano mettere al riparo le aziende dalla maggior parte degli eventi imprevisti di carattere “ordinario”.

In questo senso, i metodi e gli strumenti della gestione della business continuity e del disaster recovery dovrebbero uscire dal settore informatico, nel quale generalmente sono confinati, ed essere applicati anche a tutti gli altri ambiti, dal singolo professionista alle piccole e medie imprese.

Gli spunti della mia riflessione sono condensati in queste slide.

Concludendo, la domanda da farsi è: se la tua attività fosse come il bagaglio di queste slide, per quanto tempo potresti rimanere senza biancheria?

 

 

photo credit: ontourwithben