La 19a edizione di Ecomondo, appena conclusa a Rimini, è stata caratterizzata da un focus sulla Green Economy, volto a evidenziarne le opportunità da cogliere e le criticità da superare per farne il principale volano per uscire dalla crisi economica.

Nel corso della manifestazione si sono svolti diversi eventi, durante i quali sono stati presentati gli studi condotti sullo stato dell’arte della Green Economy in Italia e le best practices già realizzate.
Gli “Stati Generali della Green Economy“, promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo Economico, ne sono stati l’evento cardine, che si è svolto il 3 e 4 novembre lungo un totale di 3 sessioni.
Durante la prima sessione, la mattina del 3 novembre, è stato presentato il report “Relazione sullo stato della Green Economy in Italia – 2015” , a cura di Edo Ronchi, i cui risultati sono stati discussi con l’intervento del Ministro dell’Ambiente Galletti, dell’eurodeputata Simona Bonafè e dell’economista Ian Parry.

L’indagine è la prima che viene fatta nel nostro Paese con l’uso della doppia classificazione, utilizzata in sede internazionale, relativa a:
– le imprese Core Green, che producono beni o servizi ambientali o specificamente finalizzati a elevate prestazioni ambientali;
– le imprese Go Green, che hanno adottato modelli green di gestione, definiti dal rispetto di almeno 8 condizioni filtro.
Dal report emerge che le imprese italiane Core Green sono il 27,5% del totale, mentre le imprese Go Green sono il 14,5%: le prime sono soprattutto imprese giovani, mentre le seconde generalmente sono medie e grandi imprese; il settore trainante è quello agroalimentare, con ben il 40,6% di imprese Core Green.
In generale, le imprese green hanno aumentato il fatturato rispetto al 2014 di più del doppio rispetto alle tradizionali, esportano mediamente il doppio e sono più dinamiche.
Dal rapporto risultano forti difficoltà per lo sviluppo delle rinnovabili e l’evidente aggravamento del dissesto idrogeologico prodotto dal cambiamento climatico, ma si registra anche un trend positivo per l’efficienza energetica e la riduzione delle emissioni di gas serra; inoltre se, da un lato, si rilevano tendenze positive verso la “circular economy“, sono anche evidenti i ritardi nell’ ecoinnovazione, che è il principale driver della Green Economy, da realizzarsi attraverso la creazione di nuovi modelli di business ed investimenti in nuove imprese.
Un dato interessante che risulta dallo studio è il divario tra la situazione reale della Green Economy in Italia, giudicata positiva nel valore degli indicatori (in linea con le medie europee e, in certi casi, addirittura migliore), ed il valore sensibilmente più basso nella percezione da parte delle istituzioni e del pubblico.
Il resoconto puntuale della sessione è condensato in questo storify.
Durante il pomeriggio del 3 novembre si sono svolte in parallelo 5 sessioni tematiche:
  • L’internazionalizzazione delle imprese della green economy: la collaborazione ambientale Italia-Cina
  • Capitale Naturale: un nuovo driver di crescita per le imprese
  • Parigi 2015: l’appello delle imprese green per l’Accordo globale sul clima
  • Adattamento climatico, mitigazione e prevenzione del dissesto idrogeologico e politiche per il territorio nel quadro di una green economy
  • La nuova economia dei rifiuti. Soluzioni industriali e prospettive verso l’economia circolare
I programmi, le presentazioni degli speakers e i materiali delle singole sessioni sono raccolti in questo link.
Molto interessante, in particolare, la sessione sul capitale naturale, all’interno della quale è stato presentato dal Prof. Frey della Fondazione GCNI il report “Making the case: Business – Biodiversity and ecosystem services as tools for change”.
Il Report esplora la relazione e i trend che legano il business alla biodiversità e ai servizi ecosistemici (BES) e approfondisce la concreta implementazione delle pratiche di gestione e tutela della BES da parte delle aziende, attraverso la condivisione delle esperienze in campo di alcuni partecipanti al Gruppo di Lavoro “Ambiente” della Fondazione GCNI.
Durante i diversi interventi è stato più volte ribadito che il capitale naturale è il vero cuore della Green Economy, ma che la sua valorizzazione risulta possibile solo attraverso l’implementazione di politiche di governance integrate ed il coinvolgimento attivo delle imprese, investendo sull’aumento dell’innovazione.
Le esperienze riportate da parte di alcune aziende italiane, partecipanti al Gruppo di Lavoro che ha elaborato il Report, hanno messo in evidenza l’importanza per le organizzazioni nel valorizzare il capitale naturale che, come più volte è stato sottolineato, “è anche capitale d’impresa”.
Il resoconto puntuale della sessione sul capitale naturale è condensato in questo storify.
La terza sessione, svoltasi la mattina del 4 novembre, si è aperta con la presentazione delle proposte contenute nel documento di policy recommendation elaborato dal Consiglio Nazionale della Green Economy ed inviato al Ministro dell’Ambiente e al Ministro dello Sviluppo Economico.
Si tratta di un percorso in 23 proposte che si sviluppano all’interno di otto settori strategici: eco-innovazione e start up; capitale naturale; energia e clima; agricoltura e alimentazione; tutela delle acque e dissesto idrogeologico; materiali, rifiuti ed economia circolare; mobilità sostenibile; fondi europei.
Tra le proposte elaborate, un green bonus per supportare le start up, agevolazioni fiscali per le imprese che investono in eco-innovazione, strumenti finanziari innovativi e di mercato da utilizzare per i servizi eco-sistemici, un piano di azione nazionale per l’energia e il clima, il rilancio dell’occupazione giovanile in agricoltura attraverso agevolazioni fiscali e creditizie con accesso al microcredito, un piano di adattamento climatico contro il dissesto idrogeologico, la promozione dell’economia circolare, un indirizzo green nell’utilizzo dei fondi europei e detrazioni fiscali per incentivare la sharing mobility.
A seguire, i numerosi interventi, tra i quali quello dell’economista ambientale Pavan Sukhdev, hanno completato il quadro di riferimento e presentato una serie di strumenti e metodi da utilizzare per il monitoraggio e lo sviluppo della Green Economy nel Paese.
Ancora una volta, sono emerse ben chiare le differenze tra i risultati reali degli indici di monitoraggio e quelli percepiti; i diversi interventi hanno inoltre ribadito la scarsa capacità nella comunicazione green da parte delle grandi aziende, la necessità di investire maggiormente sulle opportunità di sviluppo sostenibile nel bacino del Mediterraneo e sull’innovazione per le PMI, specialmente nell’artigianato che rappresenta il grande brand del “Made in Italy”.
Il resoconto puntuale della sessione è condensato in questo storify.
In occasione delle giornate di Ecomondo si sono svolti anche altri eventi di grande importanza per il settore, tra i quali la presentazione del “Rapporto 2015 – Tecnologia e Innovazione nella green economy italiana“, l’indagine sull’eco innovazione realizzata dall’Osservatorio Tecnologia ed Innovazione per la Green Economy (Italian Council for Eco-Innovation).

Dal report emerge la necessità di lavorare a livello nazionale, con politiche e strategie nuove per favorire l’innovazione, e a livello internazionale per stimolare la cooperazione tra ricercatori pubblici e privati, imprese e investitori nello sviluppo di tecnologie per lo sviluppo sostenibile. Sono evidenziati in particolare due aspetti critici del Paese: 1) istruzione, formazione e rapporti tra Università/Centri di Ricerca e il tessuto industriale/economico produttivo; 2) sostegno Governativo in termini sia finanziari sia normativi. L’indagine si conclude con una serie di raccomandazioni, indirizzate a sviluppare i poli di eccellenza della conoscenza (due o tre Università italiane da selezionare), a consolidare gli incubatori/acceleratori d’impresa, a promuovere la collaborazione tra le Università e il tessuto produttivo/industriale, a creare un programma di coinvestimento e accompagnamento per il seed capital, a rafforzare gli interventi pubblici a favore delle Startup.
Con qualche giorno di anticipo sulla manifestazione, il 30 ottobre, si è svolta anche la presentazione del report “GreenItaly 2015” , il sesto rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere in collaborazione con il Conai, che ha fornito dati positivi sulla forza della green economy nazionale.

Secondo lo studio, alla nostra green economy si devono 102 miliardi € di valore aggiunto – pari al 10,3% dell’economia nazionale – e 2milioni 942mila green jobs, ossia occupati che applicano competenze ‘verdi’ (pari al 13,2% dell’occupazione complessiva nazionale; il dato è in continua crescita).
In conclusione, il quadro risultante da questi studi può essere considerato positivo: tutti i risultati concordano nel riconoscere la forza crescente della Green Economy in Italia, dimostrando come il settore sia un elemento fondamentale d’innovazione ed il traino principale della ripresa economica per il Paese.

 

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